Tutto questo non ha prezzo

Sono stata in ferie come si fa a scuola. Dalla vigilia di Natale a ieri. Ho fatto la mamma a tutto tondo, intendendo così anche i chili in più che ho preso in queste settimane. Sono a lavoro stamani con la sensazione di essermi goduta completamente i momenti con loro. Abbiamo fatto tante cose, molte delle quali ritenevo di essere completamente negata.

Abbiamo invitato compagni di scuola a casa a giocare con noi, fatto le brioche alla cioccolata, i biscotti per Babbo Natale e le renne, andati in bicicletta e giocato a calcio, fatto passeggiate e pattinato (su strada e su rotelle, era dal 1994 che non mi rimettevo un paio di pattini ai piedi), preparato i crostini per l’ultimo dell’anno e cucinato insieme, pulito casa e colorato, fatto gite fuori porta.

Fare la mamma è una figata. Un percorso di crescita costante, in cui i figli sono guida e stimolo a superare i propri limiti. E se ho fatto i biscotti io, potete crederci!

PS: in questi giorni di vacanza ho anche – naturalmente – brontolato, elargito punizioni e compagnia bella. Ma la mattina svegliarmi (tardi) nel lettone con i loro quattro occhioni… tutto questo davvero non ha prezzo.

 

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Due settimane

In quasi due settimane di scuola, li ho accompagnati una volta, giusto il primo giorno.

Siamo alla seconda settimana di allenamenti e sono riuscita a vederli soltanto una volta. Gli ultimi dieci minuti per poi accompagnarli sotto la doccia e riportarli a casa.

Tempo tiranno. Anche se fossi doppia non riuscirei a fare tutto, ma quando mi fermo e faccio un bilancio di questo genere, mi sembra di essere una figura di passaggio nelle loro giornate piuttosto che la loro mamma, figura di riferimento. Invidio un po’ chi può e decide di stare a casa e fare la mamma a tempo pieno sapendo perfettamente che io non potrei farlo. Per necessità, per indole e per scelta.

La sensazione del tempo che passa e in alcuni momento vorrei davvero trovare il bottone che permette di fermare tutto un attimo. Per starmene tranquilla con loro distesa nel lettone o nel divano a giocare a “forbici, sasso, carta”. Per guardare le nuvole e portare fuori il cane dei nonni.

Desideri tutti miei, certo.  Ma difficile da circoscrivere e buttare alle spalle. Soprattutto in queste settimane frenetiche, in cui la scuola ricomincia la mattina si corre, la sera siamo stanchi. Tutti.

Sono in classi separate. Due gruppi misti di bambini di 5 e 3 anni e noi percepiamo una grande serenità. Credevo che uno dei due, in particolare Leonardo, visto che è stato spostato insieme ad un piccolo gruppo di compagni in una nuova classe, potesse magari risentirne, ma per il momento sembra andare tutto liscio.

Chissà come si comportano, è il mio pensiero quotidiano.

E poi è iniziata la scuola calcio, nel paese vicino al nostro. Una nuova esperienza e un nuovo gruppo di compagni. Momenti in cui tutto scorre con facilità.

 

 

Dove sono (e dove sono stata)

Sono qui.Più o meno2014-03-06 21.02.34-2.

Ho corso tanto in questi mesi. Ho fatto tanti conti, con la quotidianità, con i soldi e con me stessa.

Ho lavorato tanto, perché siamo la metà dello scorso anno e da fare tanto o poco che sia, se sei in meno ne hai sulle spalle di più. Ho fatto belle esperienze, diverse, per certi versi anche faticose. Ho passato momenti difficili ed altri più spensierati.

Ho delegato di più a mio marito, il pediatra, la spesa, fare la doccia ai bambini. Ed il mondo non è crollato.

Ho avuto voglia di stare un pomeriggio all’aria aperta con i miei figli. Ed il mondo non è crollato.

Ho stirato, pulito, lavato. E grazie, di cuore, alla mia mamma che quando la pila dei panni da stirare diventa troppo alta magicamente li trasforma.

Ho preparato mazzi di mimose per bambine di 4 anni. Ho fatto riunioni con genitori e parlato con le maestre.

Ho disegnato dinosauri. Ho giocato a calcio e messo cerotti.

Ho asciugato lacrime: le mie e quelle dei miei figli. Ho risposto alle loro domande, ai loro infiniti perché.

Ho inventato storie di esploratori, di dinosauri, di draghi, di principi e principesse.

 

Ho comprato rotoli di carta per la scuola.

Ho fatto la doccia a mia nipote e pettinato i suoi capelli color oro.

Ho cantato, giocato ad “un due tre stella” e a nascondino.

Ho fatto la mamma. E lo vorrei fare. Di più.

 

La conciliazione non esiste.

Buona primavera! 

 

 

 

Sorrido e poi mi commuovo

Ho appena iniziato a preparare i bagagli per questo lungo week end immersi nella natura. In programma da un po’ di tempo, il week end intendo, non la meta, alla fine è stata una scelta del Mari. Per me vacanza significa mare e invece abbiamo voluto provare qualcosa di diverso.

La valigia di Lorenzo e Leonardo contiene vestiti per 15 giorni, insomma se dovessimo rimanere isolati non ci dovrebbero essere particolari problemi. Abbiamo l’abbigliamento adeguato per 4 stagioni. Continua a leggere “Sorrido e poi mi commuovo”

Attimi

Lorenzo è in cucina con me e mi aiuta con la torta salata, mi dice grazie ogni volta che gliela preparo anche se poi preferisce mangiarne la crosta più che il ripieno. Bucherella la pasta sfoglia (ahimè, non sono così brava da prepararla in casa, mi affido a quelle che trovo nel banco frigo) con una forchetta di plastica, spezzetta il prosciutto cotto in tanti piccoli pezzetti per poi ricomporlo proprio come un puzzle sopra la base di sfoglia. Nessuno spazio deve rimanere scoperto, sembra essere il suo imperativo.  Continua a leggere “Attimi”

Conclusioni/elucubrazioni

In questo periodo sono giunta ad alcune conclusioni/elucubrazioni senza senso e apparente legame semantico le une con le altre:

  • l’intelligenza umana è un dono e una dote in mano a pochi eletti, soprattutto se tali soggetti sono genitori di figli, a loro veduta, perfetti.
  • i figli degli altri sono sempre migliori dei tuoi, in qualsiasi cosa, in qualsiasi contesto. Nota di polemica e di sconcerto. Se tuo figlio picchia è cattivo, se lo fa quello di un altro lo fa per difendersi. Eh bravi genitori.
  • se volete farvi del male leggete il libro “Nessuno sa di noi” di Simona Sparaco (libro vietatissimo alle donne in attesa – ehi Caterina, se stai leggendo, NON ti ci provare…). Continua a leggere “Conclusioni/elucubrazioni”

Io posso volare e tu no

capitan uncino_peter panPotrei scrivere di mille cose. Ma ci sono periodi in cui la mente che pensa e la mano che scrive non sono in sintonia. La noia, la ricerca di senso e di una progettualità per il futuro che non arriva, mi portano a non riuscire a scrivere un post, dico uno, che sia decente. Che abbia la dignità di essere pubblicato. E anche quello che mi accingo a fare è più una cronaca di questi ultimi giorni.

Eppure di cose ne succedono: potrei dirvi di quanto è divertente ascoltare i racconti di Lorenzo Continua a leggere “Io posso volare e tu no”

Scusa mamma, non l’ho fatto a posta

Schermata 2013-02-13 a 13.19.06“Scusa mamma” è la nuova formula di Lorenzo. Ogni volta che alzo la voce o che lo rimprovero queste sono le prime parole che dice. E che a me, molto spesso, fanno sciogliere dentro. Perché chiedere scusa non è facile a 3 anni e nemmeno a 30, non è facile da piccoli capire cosa significa e quando cresciamo ce ne dimentichiamo. Chiedere scusa è la presa di consapevolezza di avere sbagliato nei confronti di un altro essere umano e forse per questo ancora Lorenzo usa queste parole un po’ a casaccio.

“Non l’ho fatto a posta” è invece la nuova formula di Leonardo. Ogni volta che ne combina una delle sue: sbatte qualche giocattolo, graffia o picchia suo fratello. Leonardo ha il vento dentro i suoi occhioni scuri, sfugge  via dalle carezze, dai baci e dagli abbracci della mamma. Ma poi all’improvviso ti corre in contro, ti abbraccia e ti bacia. Racconta storie che iniziano con “Mamma ti ricordi, ieri sera…” oppure “Mamma ti ricordi, quando ero piccolo…”. Un “ieri sera” che è un tempo indeterminato e “un quando ero piccolo” che fa sorridere.  Continua a leggere “Scusa mamma, non l’ho fatto a posta”

Cari Auguri

foto (16)Aspettate, prendiamo fiato. Ci siamo appena alzati dal pranzo di Natale che già ci domandiamo cosa faremo e cosa mangeremo per Capodanno. Non lo so non ho idea, non ci voglio nemmeno pensare. Prima di tutto vorrei smaltire questi chili in più che mi si sono attaccati al fondoschiena e ai fianchi in questi giorni di festa. In cui mangiare e bere, diventano un lavoro, più che un bisogno primario.

Aperitivi, antipasti, primi, secondi, quattro o cinque contorni, frutta di stagione e non, dolci di Natale e non. Quando sparecchi il pranzo è l’ora di iniziare ad apparecchiare per la cena.  Continua a leggere “Cari Auguri”