Io posso volare e tu no

capitan uncino_peter panPotrei scrivere di mille cose. Ma ci sono periodi in cui la mente che pensa e la mano che scrive non sono in sintonia. La noia, la ricerca di senso e di una progettualità per il futuro che non arriva, mi portano a non riuscire a scrivere un post, dico uno, che sia decente. Che abbia la dignità di essere pubblicato. E anche quello che mi accingo a fare è più una cronaca di questi ultimi giorni.

Eppure di cose ne succedono: potrei dirvi di quanto è divertente ascoltare i racconti di Lorenzo, di quanto stia diventando ubbidiente (quando vuole), di quanto gli piaccia giocare agli indovinelli con i doppioni delle figurine della coop. Oppure, per tornare alla realtà, del capriccio che sabato pomeriggio ha piantato davanti al negozio di giocattoli. Quando gli ho detto NO, all’ennesima richiesta di un giocattolo fotocopia dei mille mila che ha a casa nostra e in quella dei nonni. Roba da matti, urla e pianti, una scena allucinante, da film. Gridava talmente tanto che una signora si è affacciata alla finestra di casa chiedendo se il bimbo si fosse fatto male e se fosse necessario dovere chiamare il 118.

E Leonardo – testardo e cocciuto. Che mi risponde a tono, utilizzando le mie stesse frasi “mamma, ma non capisci? non mi ascolti? ho detto no! Ma sei sorda???” oppure con rielaborazioni sue “Sì, io voglio fare sempre come mi pare…”. Ieri per portarlo via dai gonfiabili ci siamo dovuti raccomandare alla proprietaria, affinché ce lo andasse a prendere. Lo stesso bambino che qualche giorno fa, cascando dalle scale del giardino, si è rialzato e ha detto: “Sono ruzzolato come una palla…” facendoci ridere a crepapelle.

Leonardo che quando siamo a passeggio scappa, corre, non ubbidisce. Lorenzo che invece controlla di non perdere di vista la mamma e appena dico.“Io vado, ciao, bambini…” corre verso di me, ma si accerta di non perdere nemmeno suo fratello. “Perchè lui è il mio fratello…” così dice Lorenzo, “Ehi, perchè brontoli mio fratello”, così lo difende Leonardo.

Capitan Uncino e Peter Pan, il gioco di simulazione più gettonato del momento. “Io posso volare e tu no” – dice Leonardo in versione Peter Pan, a Lorenzo in versione Capitan Uncino e dopo poco intonano* la sigla del cartone animato “Volerò sulle ali del mondo, nel cielo infinito volerò… resterò per sempre bambino è questo il destino che incontrerò….”

E io sorrido e quella noia e quell’apatia di cui scrivevo all’inizio si placano. Finalmente, con il tempo, spero, si sistemerà tutto.

*in realtà Lorenzo è stonato come una campana, una roba indicibile, dovrei registrarlo, un giorno per farvelo riascoltare. 

 

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