Care scarpe

Schermata 2012-12-12 a 16.09.30Care scarpe con il tacco 12 o giù o sù di lì,

vi scrivo. Vi scrivo perché domenica scorsa vi ho messe tutte in file ed ognuna di voi mi ha ricordato una storia. Molte di voi raccontavano di storie passate, altre, ma assai poche, di storie veramente attuali. Eppure seppur vecchie e ormai qualcuna da buttare, io vi ho rimesso nelle vostre scatole e archiviate. Perché – non si sa mai – qualcuna di voi potrebbe tornare di nuovo di moda o forse semplicemente perché ognuna di voi racconta una storia, un momento preciso della mia vita di ragazza, studentessa, sognatrice, di mamma e non solo.

Quelle nere. Alte. A punta. Le ho comprate dopo la rovinosa fine di un fidanzamento lungo e logorante. Quando dalla confusione dei primi giorni, decisi che dovevo ripartire da me e archiviare gli ultimi cinque anni di vita con tutti i presupposti e le prospettive che ormai non si sarebbero più avverati. Ammettere un fallimento, davanti a me stessa e alla mia famiglia. Di avere sbagliato nel credere alle favole. Care scarpe, quando vi siete rovinate da quanto ci stavo bene su quei tacchi da trampoliere sono corsa a comprarne un paio identiche: il rapporto qualità- prezzo-comodità non aveva davvero paragone. Non so a quanti aperitivi e serate a ballare mi avete accompagnata, ma siete state un oggetto immancabile, forse vi avevo in piedi anche la prima sera che sono uscita con il padre dei miei figli.  Anche con un paio di jeans eravate impeccabili.

I tronchetti viola: amore a prima vista. In uno di questi grandi magazzini in cui trovi scarpe dal 19 al 49. Appena uscì la tendenza dei tronchetti. Vi ho sfruttati un po’ poco, vuoi per il colore, vuoi per la stagionalità. Sono sicura che prima o poi ci ritroveremo. Sicuramente vi avevo in piedi a Natale 2007, quando si festeggiava con il gruppo di amici a suon di aperitivi, brindisi, baci sulle guance e sotto il vischio. Ma a distanza di qualche anno capisci che quelli sono stati momenti densi anche di cattiverie celate.

Quelle rosse, di Valentino. Un affare all’outlet vicino a casa nostra. Stra- scontante, stra-belle. Un regalo di mia mamma. Poi rosse, il mio colore preferito. Mi vestivo di nero, vi mettevo ai piedi e mi truccavo il giusto con appena un filo di rossetto rosso, giusto per rimanere in tema. Con quelle io e l’amicadiunavita siamo andate ovunque, sì perché con l’amicadiunavita partivi per prendere un caffè e lo andavi a prendere certo, ma al mare, con due ore di strada ad andare e due a tornare. E ripensi a quei momenti di infinita leggerezza, di pazzie, di risate, di cene improvvisate.

Una vita fa, davvero.

E poi voi scarpe di oggi, evoluzioni di una vita da pre all’essere mamma e addio ai tacchi. Ma va bene così, anche se a volte so che avrei ancora qualche cartuccia da sparare e vi indosserei con la stessa nonchalance e naturalezza di un tempo.

Comunque, care le mie scarpe, vi adoro… tutte indistintamente.

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