Se fossi doppia, forse, non sarebbe comunque abbastanza

Schermata 2012-12-19 a 16.32.44Oggi mi sento come una pallina da ping pong. Anzi vi ricordate il video gioco “primordiale” Pong, eccomi qua.

Siamo nella fase ping pong.

“Mamma vieni da me” “No, vieni da me”

“Perché vai da Lorenzo e non vieni da me…”

“Perché vai da Leo e non vieni da me…”

io intanto rimbalzo dall’uno all’altro, sperando che improvvisamente possa sdoppiarmi. “Cosa stai dicendo a Leo?” “Mamma mi dai l’acqua?” “Perché non mi dai l’acqua…” “Perché non mi rispondi?” “Perché giochi con lui…”

Vorrei quattro occhi per guardarvi con più calma e più in profondità, quattro braccia per abbracciarvi ognuno secondo i suoi tempi e con i suoi bisogni.

Vorrei urlare di meno quando non ce la faccio più e quando non mi ascoltate, vorrei potermi tappare la bocca e mettere le mani in tasca. Accarezzarvi la testa e le guance e dirvi tutto con calma. Occhi negli occhi. Vorrei farvi assaporare la leggerezza di quando ero lolla e basta, prima di diventare mamma. Di quando i problemi erano niente, rispetto ad oggi.

Vorrei due lollamma per portarvi fuori con meno ansie e meno paure, soprattutto quando siamo noi tre, vorrei due bocche per raccontare ad ognuno la storia che preferisce prima di addormentarsi. Perché noi siamo una squadra, soprattutto quando, come nel mese di dicembre, babbo è poco presente.

E anche se così fosse, se fossi doppia, forse non sarebbe comunque abbastanza, perché so che mi chiedereste ancora di più, avete la capacità di portarmi  sempre oltre i limiti che cerco di porre a voi e a me stessa, perché le regole sono regole e su qualcuna non si può transigere (Nonno Massimo docet). Si mangia a tavola, non si gioca a tavola, non si mettono le posate dentro i bicchieri, non si gioca con il cibo, i giochi si rimettono in ordine.

Poi adesso vi sentite grandi. Volete il bicchiere di vetro e le posate da grandi, tranne il coltello, ancora vi accontentate di quello di plastica, per fortuna. Volete sbucciare la frutta e allora troviamo il compromesso: la potete fare a pezzettini. Vi dico che potete lavarla e mangiarla con la buccia, come fanno a scuola per lo spuntino a metà mattina, ma non ne volete sapere di questa buccia. Fissazioni grandi e fissazioni piccole.

Chissà come mai abbiamo sempre questa smania di crescere, di diventare grandi, di stare stretti nei vestiti per comprarne di nuovi. Vedo quei pantaloni che vi sfuggono. Un po’ alla pescatora e, “vabbè” mi dico, “ancora un po’ reggono”, anche se in realtà li  abbiamo appena comprati. Volete diventare grandi per guidare i camion, i trattori, lo scooter di babbo che giace abbandonato in garage e la macchina “grande” di mamma. Per esplorare questo mondo o forse un altro non lo so, quello che volete.

Viviamo con questa fretta di pensare a cosa faremo domani. La nostra fretta diventa la vostra e il presente diventa sempre più lontano, non ci fermiamo mai. Una fretta cronica che spesso non ci consente di fare le cose per bene, con la calma e l’attenzione necessarie.

Ieri mattina ascoltando la radio mentre in macchina vado alla stazione ferroviaria, sento le parole di un imprenditore che parla dell’asilo nido aziendale e che invita tutti a realizzare qualcosa del genere all’interno delle loro attività, perché è un investimento che ha dei risvolti concreti proprio in termini produttivi, afferma, e non ho difficoltà a credergli. Arrivi a lavoro e lasci tuoi figlio nel nido aziendale. Se ha bisogno sei lì, se vuoi vederlo, puoi farlo.

E’ il 2013 quasi. Che ancora non si sia capito che per sostenere le famiglie è necessario aumentare proprio i servizi dedicati, mi sembra impossibile. Non voglio fare un discorso al femminile, perchè la gestione dei figli è vero che passa molto dalle mamme, ma è una questione che abbraccia per intero le famiglie, dai genitori a quella risorsa incredibile che sono i nonni, risorse impagabili in termini di energie proprio.

Non è solo una questione di conciliazione, è proprio un problema culturale. Fin quando le donne che fanno figli saranno ‘discriminate’ in termini occupazionali e di carriera, fin quando non ci saranno servizi adeguati a permettere alle famiglie di passare più tempo con i loro figli, fin quando i figli saranno una scusa per uscire da lavoro e per evitare le riunioni alle 17.30, allora diciamocelo, se dobbiamo stare (male) solo quelle due (quando va bene) ore alla sera con i nostri figli, prendiamoci un gatto, nemmeno un cane, perchè si sa, è più impegnativo.

Scusate lo sfogo. e criticate pure tutto quello che ho scritto.

Annunci

2 pensieri riguardo “Se fossi doppia, forse, non sarebbe comunque abbastanza

  1. Cosa c’è da criticare?
    Se fossi imprenditrice, con tanti dipendenti, lo farei sicuramente un asilo aziendale. Sempreché ovviamente la burocrazia delle leggi italiane non affossasse l’idea, non stenterei a crederlo…
    Ultimamente io sto cercando di passare più tempo con la mia primogenita, perché a forza di cercare di sdoppiarmi, non c’è più spazio per lei. Ma deve sempre esserci un’altra persona di supporto, altrimenti è impossibile, la differenza d’età è troppa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...