Non chiamiamolo inserimento

Già la parola inserimento non mi fa impazzire. Si inserisce una moneta nella macchina automatica per il caffè, si inserisce un dvd nel lettore, si inserisce un annuncio per cercare o vendere qualcosa. Insomma, iniziamo con cambiare il termine stesso che di per sè non è, a mio avviso, adeguato a descrivere questo momento.

Accoglienza. L’ho sentito dire da qualche parte, in qualche scuola. L’accoglienza dei bambini di tre anni. Quelli nuovi, quelli che si avvicinano alla porta della scuola con un misto di curiosità e di paura. Un po’ come ci sentiamo noi genitori. Soprattutto per chi, come me, non aveva vissuto il distacco con il nido.

E poi ti confronti con amiche, colleghi e colleghe su come funziona nella scuola dei loro figli. E quello che ti stupisce che sono molti e molto diversi questi processi di “inserimento/accoglienza”. Dal fuggi mamma fuggi fin dal primo momento al stai mamma stai qui il più possibile per favorire questo processo di distacco. Gli estremi più o meno sono questi dall’idea che mi sono fatta. Senza giudicare quale sia meglio.

Il meglio per un figlio è potere stare con la propria mamma, un tempo qualitativamente e quantitativamente giusto, di questo sono convinta. Allo stesso tempo, il distacco che stiamo vivendo in questi giorni mi ha fatto capire quanto per i nostri figli siamo dei punti di riferimento, degli eroi, delle figure fondamentali. E non sono servite le lacrime di Lorenzo quando lo lascio la mattina e le corse di Leonardo quando torno a riprenderli. Giuro: gli si illuminano gli occhi e, rustico come è, si concede a baci e abbracci. Senza pulirsi la faccia e senza dirmi: “Mamma io non le faccio queste cose…”

Quello che mi è più servito è stato vivere in prima persona questo momento, nelle mattinate di crisi di Lorenzo e nei piccoli progressi che sta facendo nel distaccarsi da me. Nello stare lì fisicamente in classe con loro, nel vedere un avvicinamento alla scuola veramente progressivo che è stato funzionale sia per noi che per loro nell’abituarsi a questa novità.

Avvicinamento. Proviamo a chiamarlo così. Anziché inserirli a scuola, anziché accoglierli, proviamo insieme a loro, mano nella mano, ad avvicinarli ad un percorso che durerà per (speriamo) a lungo. Allora non inseriamoli, davvero. Avviciniamoli alla scuola.

La classe di Lorenzo e Leonardo è composta da 28 bambini, la maggior parte maschi. Abbiamo iniziato portando i bambini a scuola per un’ora circa e suddivisi in 4 gruppi. Poi siamo passati a due ore, suddivisi in due gruppi. Adesso ci stiamo tutta la mattina e da lunedì inizieranno anche con il pranzo. Dall’8 di ottobre – chi non presenterà particolari problemi – starà a scuola tutto il giorno.

Lo so, non è un processo che facilita la vita alle mamme e alle famiglie in genere, perchè gli orari sono veramente ridotti. Ma – a detta delle maestre – consente ai bambini di abituarsi progressivamente, evitare i pianti di gruppo e, soprattutto, non perdere nessuno per la strada.

Vediamo, con noi per ora sta funzionando, anche con Lorenzo che i primi giorni ha avuto qualche difficoltà nell’abituarsi al nuovo ambiente e staccarsi dalla mamma. Anche se il distacco è stato reciproco, anche io mi sono dovuta abituare a questa novità. Insomma, siamo una squadra e giochiamo tutti per stare il meglio possibile.

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4 pensieri riguardo “Non chiamiamolo inserimento

  1. brava bisogna adattarsi anche se io con questi inserimenti (degli altri bimbi) ho i capelli dritti per via degli orari…noi “vecchi” dobbiamo comunque andare a riprenderli alle 13.30,,,questa settimana 14.30 perchè le maestre devo fare gli inserimenti…ma ai nostri orari lavorativi questo proprio non interessa….xfortuna che è l’ultimo anno !!! il prossimo si va alle elementari 🙂

  2. sono anche io mamma di due gemelli. ci siamo trasferiti in usa quasi un anno fa, quando i bimbi avevano un anno e mezzo e da 8 mesi vanno all’asilo nido (day care). qui non ci sono inserimenti, accoglienze o come si vogliono chiamare. o meglio, per le prime due settimane sono andati solo la mattina, poi due settimana fino alla fine del riposino e dal secondo mese tutto il giorno. le mamme non devono stare li con loro, ma le maestre sostengono che sia meglio andare via dopo averli salutati e rassicurati un attimo. i primi giorni sono stati un po duri, anche perche i miei bimbi non sapevano una parola di inglese. poi piano piano si sono abituati e ora corrono felici dentro l asilo verso i loro amici e cominciano a parlare inglese correttamente…
    e’ ovvio che il distacco e’ difficile da entrambe le parti (figli e genitori) ma e’ anche inevitabile e non credo che stare un ora soltanto, poi due, poi 3 e cosi via sia meglio che lasciarli direttamente con gli altri bambini e maestre. i primi giorni quando piangevano e li lasciavamo alle maestre, uscivo e mi sentivo un po’ in colpa, ma quando tornavo al pomeriggio, a volte mi correvano incontro, ma a volte stavano giocando intensamente e volevano rimanere di piu. e comunque le maestre dicevano che appena io ero andata via, loro smettevano di piangere e giocavano con gli altri bambini.
    inoltre mia mamma mi ha ricordato che quando ero piccola non c erano inserimenti di nessun genere. i primi giorni erano un po duri per tutti i bambini nuovi e poi ci si abituava…
    io credo che questo inserimento, accoglienza, insomma introduzione del bimbo all’asilo, com’e’ fatto in italia, sia esagerato, troppo lungo nel tempo e i bambini a 2-3 anni non hanno ancora il senso del tempo come gli adulti o i bambini piu grandi e lasciarli in un posto senza la mamma per un ora o 6 ore non fa molta differenza secondo me. in piu’, mandarli all’asilo non e’ una tortura, ma deve essere visto come l’inizio dell’avventura dell’ imparare e quindi non deve fare paura il distacco dalla mamma, anzi e’ un bene!
    ciao
    Chiara

    1. Grazie Chiara, il tuo commento è veramente importante. Non volevo dire che portare subito per molte ore i bambini all’asilo sia un male o che l’asilo/scuola di per sè sia un male. Anche io NON ho fatto l’inserimento e questo “spicciolare” le ore come hanno fatto nell’istituto dei miei all’inizio non mi convinceva. Volevo solo raccontare la nostra esperienza che mi pare significativa in questo periodo di “inserimenti” in cui se ne parla abbondantemente 😉
      Per il resto, benevenuta sul blog! Sarà interessante sentire il parare di una mamma in USA!

  3. Accoglienza da parte della scuola e Accompagnamento da parte dei genitori …mi piace !!

    VAi a capire quale e’ il metodo giusto …con o senza i genitori , subito tante ore o graduale, divisi o insieme (questo vale per noi mamme di gemelli) …io di mio ho cercato di “vivere” bene l’inserimento cosi’ come la scuola lo proponeva (anche se ero molto scettica) … ancora adesso il Nik dopo tre settimane ogni tanto è in crisi …ma dice che la scuola gli piace (ed è già qualcosa dal mi fa schifo dei primi giorni) …

    io son convinta che in qualunque modo venga proposto l’I. o A. dopo un periodo di “crisi” a seconda dei bimbi poi (a parte casi limiti) tutti i bimbi accettano la scuola a buon grado!!

    Buon accompagnamento!

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